25.11.17

Un buco nella sabbia

  • Prima trovi sabbia asciutta, è leggera e facile da spostare, avanzi velocemente
  • Poi trovi sabbia umida, è compatta e più pesante, avanzi più lentamente, ancora le mani ce la fanno
  • Poi il braccio non entra più, devi allargare in superficie, il buco diventa imbuto, esponi al sole pareti più estese, il sole asciuga la sabbia che comincia a ricadere in fondo
  • Avanzi sempre più lentamente, serve qualcosa per raschiare la sabbia dura in fondo, il braccio non basta più, se vuoi scendere ancora devi prima tornare ad allargare in cima, ancora di più la sabbia cade e riempie il fondo, tuttavia è morbida, sai che la tirerai fuori più facilmente
  • Ormai sei dentro il buco-imbuto, non sai più dove mettere la sabbia che togli dal fondo, ogni tanto devi risalire per portare in superficie, avanzi molto lentamente, e poi è sempre sabbia, la stessa sabbia
  • Per generazioni e generazioni di stagioni la sabbia si è accumulata, non sono mica tanto sicuro di trovare qualcosa di diverso continuando a scavare, la curiosità diminuisce, aumenta la stanchezza, arriva la paura: e se inizia a piovere mentre sono qui in fondo, e se resto sotto una cascata di sabbia?
  • Mi conviene uscire prima che sia troppo tardi, la vita è fuori mica qui dentro
  • Ho fatto tanta fatica per arrivare fin qui, magari sono vicinissimo al tesoro
  • Ma che sarà mai questo tesoro, e come lo potrei portare fuori, ma come mi è venuto in mente di scavare sto’ buco
  • … ehi voi, c’è qualcuno là fuori?… silenzio
  • … ehi tu, c’è qualcuno laggiù? … tu

18.11.17

Conoscere Sviluppare Evolvere

CONOSCI TE STESSO significa non solo riconoscere i miei limiti con il senso di 'non posso fare tutto quello che vorrei', significa anche riconoscere che questi limiti (di conoscenza, di esperienza, di forza, di comprensione) sono 'mobili'. Non sono assoluti, ma definiti da me stesso, dal mio punto di osservazione.
Se resto 'fissato' ad un punto di osservazione, il mio limite resta ristretto.
Esplorare i miei limiti significa già ampliarli. La conoscenza di me stesso diventa uno 'sviluppo', una crescita. Io chiamo yoga questo processo quando avviene in armonia con l'ambiente in cui vivo (famiglia, società, pianeta).
Non sempre la fase di sviluppo determina anche una 'riproduzione', a volte lo sviluppo resta 'sterile'. (ri)produrre qualcosa implica sempre una trasformazione. Io chiamo 'evoluzione' la trasformazione consapevole di me stesso.

22.2.17

        Un  Maestro non ti dà delle risposte. 

Un Maestro stimola tante domande e ti mette nella condizione di cercare non "una risposta" ma almeno tre possibili risposte alla stessa domanda.
Il seminario svoltosi il 14 Febbraio a Bari 
con il M° Yuji Yahiro mi ha dato questa conferma.


Dialogo con “SE” uno degli stimoli più forti che ho ricevuto dal M° Yuji Yahiro
“A che punto?“ È la domanda che mi sono sentita rivolgere più volte dal Maestro al posto del consueto “come stai?”
Questo “A che punto?”
mi dà oggi il senso di incontrare un MAESTRO.
A che punto?
Se mi sento coraggiosa, è la domanda che mi pongo la sera, prima di addormentarmi
“A che punto?”
Oggi significa per me guardare nella “valigia” che ho ricevuto dall'universo, per fare il viaggio della Vita e verificare che uso ho fatto del mio prezioso bagaglio.
Come ho usato la mia dote, come ho speso il patrimonio dote dei miei antenati. 
Che uso faccio quotidianamente delle risorse messe generosamente a mia disposizione per assolvere il compito per cui sono nata e per cui sono qui e ora?

Come uso il mio corpo? 
Per manifestare i talenti le virtù o crogiolarmi nelle vanità e pigrizie?
A che punto è il cammino del mio cuore per diventare un “Cuore Umano”
Se, sono nata per realizzare e celebrare quotidianamente la sacralità della Vita, a che punto sono rispetto al vivere con gioia, l'offerta scomoda del giorno, rappresentata dal non avere (per esempio) rancore nei confronti di mio marito, mio figlio, mio fratello che a turno mi tolgono  il sonno con il loro comportamento? 
Li ringrazio perchè mettono alla prova la mia capacità di non giudicare, di amare senza condizione, indipendentemente da come loro sono, anzi proprio per come sono?
Pratyahara  è stato il tema del seminario, scelto perché la complessità del momento che stiamo vivendo pone l'esigenza di risposte multiple, di sensibilità straordinarie.
Pratyahara è la pratica Yoga per la padronanza di "Se Stessi" 
è la pratica per conquistare una coscienza Libera, utilizzando al meglio le capacità fisiche e mentali, condizione più che mai necessaria in questo tempo, a me  fa intravedere altre e più possibilità di sentire e praticare le situazioni. 
E' per questo che pratico Oki Do Yoga. 
Perchè dal M° Masahiro Oki prima e dal M° Yuji Yahiro poi, ho sentito (uso volutamente la parola “sentito”, perchè dire “capito” è troppo) che vero Yoga è: non le due o tre ore di pratica settimanale in palestra, ma usare la chiave che in palestra alleno per il corpo, la mente lo spirito, la vita quotidiana, l'ambiente per diventare "UMANA"
M. Gabriele